Studio Pleiadi srl http://www.studiopleiadi.it Studio Pleiadi Blog en-us 40 Webmeeting Pay Per Click: suggerimenti e nuovi spunti http://www.studiopleiadi.it/web-feedback http://www.studiopleiadi.it/web-feedback Thu, 25 Feb 2010 12:00:00 GMT Il webmeeting di Studio Pleiadi&nbsp;dello scorso 25 febbraio ha avuto un seguito notevole: pi&ugrave; di cento persone hanno seguito&nbsp;il nostro seminario sulle campagne Pay Per Click e&nbsp;l'advertising online.<br />&nbsp;<br />Ringraziamo tutti i partecipanti e invitiamo tutti gli interessati a scaricare il materiale relativo all'evento (pdf e video) nell'<a href="http://www.studiopleiadi.it/it/download" title="Studio Pleiadi - area download" target="_self">area download</a>. Il video della presentazione, completo di commento audio, sar&agrave; presto visualizzabile in streaming direttamente da questa pagina.<br /><strong><span><br /></span></strong> <div id="__ss_3317550"> <div></div> </div> In attesa del prossimo webmeeting rivolgiamo a tutti una domanda: tra gli argomenti presi in esame nel corso di questo seminario, ce n'&egrave; uno che ha&nbsp;destato maggiormente la vostra attenzione? <strong>Avreste interesse ad&nbsp;approfondire maggiormente alcuni dei temi trattati?</strong>&nbsp;I commenti sono aperti&nbsp;a suggerimenti di ogni tipo: trarremo spunto dai vostri consigli per i prossimi&nbsp;articoli del blog.<br /><br />Grazie a tutti e arrivederci al prossimo evento targato Studio Pleiadi! Fashion e-commerce: consigli per cavalcare l'onda http://www.studiopleiadi.it/fashion-ecommerce http://www.studiopleiadi.it/fashion-ecommerce Mon, 01 Feb 2010 12:00:00 GMT <span>Le statistiche relative al 2009 <a href="http://www.manageronline.it/articoli/vedi/1600/labbigliamento-la-stella-dellecommerce-2009/" title="Manager Online" target="_blank">parlano chiaro</a>: gli acquisti online di abbigliamento stanno attraversando un vero e proprio boom, con una crescita del 42% rispetto all&rsquo;anno precedente. La concorrenza sempre pi&ugrave; agguerrita ha costretto molti operatori &ldquo;tradizionali&rdquo; a spostarsi sul web, a tutto vantaggio della possibilit&agrave; di scelta del consumatore. Ma quali sono i trucchi per un efficace e-commerce nel settore della moda?<br /><br />Partiamo da una considerazione banale ma necessaria: i vestiti non sono libri, n&eacute; lavatrici. Non tutte le categorie sono uguali; non tutto si vende alla stessa maniera. La natura della merce influenza moltissimo il nostro atteggiamento in previsione di un potenziale acquisto. In genere &egrave; sufficiente la prospettiva di un risparmio a farci abbandonare la vecchia assicurazione auto, e a qualcuno pu&ograve; bastare una foto o una recensione per decidere di acquistare un telefonino; difficilmente, per&ograve;, la stessa persona decider&agrave; di comprare un abito in nome di un&rsquo;impressione puramente visiva, priva di un contatto diretto, con la medesima convinzione.<br /><br />Perch&eacute; i vestiti, pi&ugrave; di ogni altro oggetto, si portano dietro un bagaglio di sensazioni (estetica, tattile, emotiva) non trasferibili in alcun modo sullo schermo di un computer. Questa situazione, almeno per il momento, non possiamo cambiarla: tuttavia, quando progettiamo un sito destinato alla promozione o alla vendita di capi di abbigliamento, possiamo usare qualche accorgimento per trasferire all&rsquo;interno della navigazione una serie di stimoli volti ad avvicinare l&rsquo;esperienza dell&rsquo;utente a quella della cabina di prova. Accentuando inoltre i punti di forza del provare i capi a casa propria: c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; tempo per decidere, non ci sono camerini scomodi n&eacute; luci che falsano. Alcuni input positivi:<br /><br />- Il sito <a href="http://www.terranovastyle.com/it/collection-a-i-2009/get-the-look" title="Terranova - Crea il tuo look" target="_blank">Terranova</a> (nell&rsquo;area <em>Crea il tuo look</em>) permette di <strong>abbinare</strong> tra loro i diversi capi di abbigliamento: un modo efficace per sperimentare le combinazioni tra abiti e accessori, sovrapponendoli e accostandoli con una semplice interfaccia visuale che consente inoltre di salvare e stampare i modelli creati.&nbsp;<br /><br />- Il sito <a href="http://it.buyvip.eu/index.jsp" title="BuyVip" target="_blank">BuyVip</a> integra una finestra di <strong>live chat </strong>tramite la quale &egrave; possibile chiedere informazioni a un operatore, ed eventualmente essere richiamati.&nbsp;<br /><br />- Lo store americano <a href="http://www.territoryahead.com/" title="Territory Ahead" target="_blank">Territory Ahead</a>, uno dei nomi di punta nel settore dell&rsquo;abbigliamento casual, consente uno zoom molto accurato dei capi in vendita, offrendo molteplici punti di vista e immagini ad alta risoluzione. Permette inoltre agli acquirenti di <strong>recensire</strong> ciascun capo, dando una valutazione e scrivendo il proprio parere, leggibile da tutti.<br /><br />Ovviamente tutto questo non basta: visto che stiamo parlando di vendere cose, occorre anche mettere in chiaro le condizioni. E ricordarci che stiamo parlando di vestiti, cio&egrave; di articoli "speciali" riguardo ai quali sono frequenti dubbi e ripensamenti. Per cui, se si vuol vendere abbigliamento online, &egrave; bene ricordarsi alcune cose:&nbsp;<br /><br />- Il <strong>diritto di recesso</strong> va garantito per legge: sta a voi, per&ograve;, consentire di esercitarlo in termini semplici. Mettetevi nei panni di chi compra a scatola chiusa: &egrave; del tutto normale che qualcuno, dopo aver provato il capo in questione, non ne sia soddisfatto. Fategli capire chiaramente che potr&agrave; essere rimborsato senza eccessivi patemi.&nbsp;<br /><br />- Permettete di <strong>ordinare pi&ugrave; taglie</strong>, per poi restituire quelle che non vanno bene: dare risalto a questa opportunit&agrave;, anche a fronte di una modica spesa. In altri paesi, Stati Uniti su tutti, l&rsquo;acquisto online di capi di abbigliamento spesso &egrave; un momento di vera e propria festa: &egrave; frequente che gruppi di amici si incontrino e decidano insieme cosa ordinare, scegliendo taglie e colori vari (approfittando della spedizione gratuita per acquisti sopra una certa spesa), per poi ritrovarsi al momento della consegna, provare tutto quanto e rispedire quello che non va.&nbsp;<br /><br />- Prevedete la <strong>r</strong><strong>estituzione porta a porta</strong>, prendendo accordi con il corriere: non c&rsquo;&egrave; niente di peggio che dire a qualcuno &ldquo;Se non ti piace, vai alla Posta e rispediscicelo indietro&rdquo; per togliergli la voglia di comprare alcunch&eacute;. Smettetela di credere che la gente abbia pi&ugrave; tempo di voi. Nella spedizione mettete un&rsquo;altra scatola destinata alla restituzione, o prevedete scatole riutilizzabili. Semplificate le cose.&nbsp;<br /><br />- <strong>Fidatevi del cliente</strong>. Difficilmente una persona che vi fornisce i dati della propria carta di credito cercher&agrave; di fregarvi: anzi, &egrave; facile che lui abbia le stessa paure nei vostri confronti. Dategli modo di contattarvi in maniera rapida; siate gentili e disponibili se qualcosa non va. Il web &egrave; fatto di conversazioni, e a volte basta lanciare un sassolino per rovinare una buona reputazione: ignorare un reclamo potrebbe costarvi molto pi&ugrave; di quel che pensate.&nbsp;<br /><br />In conclusione, i dati generali sull&rsquo;e-commerce in Italia (vedi <a href="http://www.slideshare.net/casaleggioassociati/ecommerce-in-italia-2009-unopportunit-dalla-crisi?type=powerpoint" title="Casaleggio Ass.ti - Rapporto e-commerce 2009" target="_blank">il rapporto di Casaleggio Associati</a>) sono confortanti, e lasciano sperare in un trend positivo anche per quest&rsquo;anno: salta comunque all&rsquo;occhio che il volume di affari nell&rsquo;ambito della moda (sotto il 2% del totale) &egrave; ben lontano, ancora, da quello dei settori trainanti. La crescita fatta registrare nel 2009 indica comunque che i tempi sono maturi per una svolta decisiva, e che un numero sempre crescente di commercianti e consumatori &egrave; disposto a guardare al mercato dell&rsquo;abbigliamento online come una vera alternativa ai canali tradizionali: val la pena crederci, da una parte e dall&rsquo;altra.</span> Too much information - Non fateli scappare prima di presentarvi! http://www.studiopleiadi.it/too-much-information http://www.studiopleiadi.it/too-much-information Tue, 26 Jan 2010 12:00:00 GMT <div>C'&egrave; un momento chiave, in tutti i servizi web, che &egrave; quello dell'iscrizione. L'utente clicca "Sign up" ed &egrave; parte di un servizio, di una community, di qualcosa che in qualche modo &egrave; fatto di comunicazione. E noi, che di questa comunicazione ci occupiamo, ne siamo contenti. Ma c'&egrave; qualcosa che viene ancora prima dell'iscrizione: la raccolta dei dati. E il consiglio possibile &egrave; solo uno: non siate invadenti. Limitatevi a chiedere l'essenziale. A volte anche meno.<br />&nbsp;</div> <div></div> <div>Certo, pu&ograve; farci piacere sapere quanto guadagnano gli iscritti alla nostra newsletter, qual &egrave; il numero di telefono dei nostri utenti, quanti dipendenti ha la ditta dove lavora il nostro ultimo contatto; e noi, ci mancherebbe, siamo liberi di chiederglielo. Per&ograve; non lamentiamoci se poi questi scappano. Perch&eacute; scappano. E scappano anche se siamo convinti di essere cos&igrave; interessanti da pensare che sia colpa loro, oppure ci mettiamo a gridargli dietro <em>"Ehi, siamo i migliori! Dove andate?"</em>.<br />&nbsp;</div> <div></div> <div>Pensate di fornire informazioni talmente preziose che la gente dovrebbe essere felice di dirvi tutto pur di potervi accedere? Sbagliato. Sono gli utenti che fanno un favore a voi. Vi danno attenzione e curiosit&agrave;, memorizzano il vostro marchio e il vostro servizio; e se ne sono soddisfatti faranno passaparola. Ma da principio, quando hanno intenzione di provare un servizio, qualsiasi cosa non necessaria sul cammino della loro iscrizione &egrave; superflua. Lo stesso principio, e a maggior ragione, vale per la richiesta di informazioni: se ho semplicemente intenzione di chiedervi qualcosa, trovarmi davanti un form chilometrico da compilare mi invoglier&agrave; a rivolgermi altrove alla velocit&agrave; della luce. Siate onesti: la data di nascita di chi vuol chiedervi un preventivo, in fondo, non vi interessa.<br />&nbsp;</div> <div></div> <div>La chiave del successo di un servizio sta anche nella semplicit&agrave; del primo accesso. Occorre renderlo veloce e intuitivo, ben visibile, e ripulirlo da tutte le richieste di informazioni superflue. Decidere quale servizio ha bisogno di un login con username e password e quale invece pu&ograve; farne a meno. E se vogliamo mettere un captcha (i piccoli test visuali da "decifrare" per dare al computer la certezza che di fronte a lui ci sia un essere umano) d'accordo, ma accertiamoci che si tratti di immagini comprensibili. Se occorre avvicinarsi a due centimetri dallo schermo per cercare di capire cosa c'&egrave; scritto, non siamo partiti col piede giusto.<br />&nbsp;</div> <div></div> <div>Qualche anno fa, <a href="http://imageshack.us/" title="imageshack" target="_blank">Imageshack</a> ha rivoluzionato in un istante l'hosting di immagini in rete: nessuno username, nessuna password, upload istantaneo. E funziona perfettamente. Poi volendo ci si pu&ograve; iscrivere con un proprio account, avere funzionalit&agrave; aggiuntive e tutto quanto, ma il servizio di base non lo richiede. Altri esempi virtuosi: <a href="http://www.tumblr.com/" title="tumblr" target="_blank">Tumblr</a> &egrave; una piattaforma di blog ridotta all'essenziale, ideale per inserire online con pochissima fatica testi, elementi multimediali e citazioni. Il form per iscriversi al centro della pagina iniziale e ha la massima evidenza, per invogliare gli utenti a provare il servizio. <a href="http://posterous.com/" title="posterous" target="_blank">Posterous</a> ha scelto una via ancora pi&ugrave; estrema, consentendo di inserire qualsiasi contenuto inviandolo semplicemente via email, senza la necessit&agrave; di alcuna iscrizione.<br />&nbsp;</div> <div></div> <div>Ovviamente non mancano i controesempi. I form di iscrizione alle newsletter, ad esempio, sembrano terreno privilegiato per andare a caccia di dati: reddito, titolo di studio, ambito di lavoro. Certo, inserire questi dati non &egrave; obbligatorio, ma il primo colpo d'occhio ci mostra una paginata fittissima di campi da compilare. E questo genera frustrazione e diffidenza nella maggior parte dei navigatori. Se per inserire un nuovo utente sono necessari uno o due dati, che bisogno c'&egrave; di chiedergliene quindici? Non &egrave; raro (anzi, capita nella maggior parte dei casi) che qualcuno, a questo punto, decida di chiudere la pagina. E noi avremo gi&agrave; perso.</div> Beyond the click - A cosa serve davvero l'advertising online? http://www.studiopleiadi.it/it/contents/thread3 http://www.studiopleiadi.it/it/contents/thread3 Wed, 23 Dec 2009 12:00:00 GMT Un recente studio di <a href="http://www.comscore.com/" target="_blank">comScore</a>, azienda americana specializzata in ricerche di marketing, ha rivelato che i navigatori cliccano sempre meno sugli annunci pubblicitari online.<br /><br />La ricerca, indicativamente chiamata <a href="http://www.mediapost.com/publications/?fa=Articles.showArticle&amp;art_aid=115210&amp;lfe=1" target="_blank">"Natural Born Clickers"</a>, indica che la percentuale degli utenti che cliccano sugli annunci online &egrave; scesa dal 32% del luglio 2007 al 16% del marzo 2009, con un nucleo ancor pi&ugrave; ristretto di navigatori (intorno all'8% degli utenti complessivi di Internet) accreditato dell'85% dei click totali.<br /><br />In sintesi: se prendiamo dieci persone a caso, ce ne saranno otto che non cliccano <em>mai</em>, a prescindere, su nessun annuncio online. Poi ce ne sar&agrave; una che clicca ogni tanto. E infine un'altra che clicca dieci volte pi&ugrave; spesso di quella precedente.<br /><br />Linda Anderson, vicepresidente marketing di comScore e autrice dello studio, conclude che <em>"Gli inserzionisti che ottimizzano i propri annunci con l'unico fine di ottenere click non danno alcun valore all'84% degli utenti, quelli che non cliccano"</em>.<br /><br />I risultati testimoniano come, per la maggior parte delle campagne pubblicitarie online, il parametro relativo ai click (click-through) non sia il metro di valutazione pi&ugrave; indicativo dell'efficacia della campagna. Gli inserzionisti dovrebbero iniziare a valutare le campagne secondo criteri "percettivi" (view-through), anche se difficilmente misurabili.<br /><br />Sul suo blog, Seth Godin <a href="http://sethgodin.typepad.com/seths_blog/2009/11/the-unclicking-84.html" target="_blank">commenta cos&igrave;</a> la tendenza a costruire campagne mirate al click: <em>"Se il tuo business &egrave; costruito intorno al tipo di persona che clicca, hai vinto. Ma se non lo &egrave;, forse dovresti pensare a una campagna online ottimizzata per catturare attenzione e familiarit&agrave; - non per i click"</em>. Godin prosegue con una considerazione: <em>"Immagina che solo le persone mancine facciano click sui tuoi annunci (pi&ugrave; o meno, &egrave; la stessa percentuale). Cosa faresti se il tuo prodotto fosse destinato esclusivamente alla parte di popolazione che usa la mano destra?"</em>.<br /><br />Come giustificare un calo cos&igrave; consistente nell'arco di soli due anni? Forse la navigazione delle persone sta via via diventando pi&ugrave; consapevole e meno disposta a "deviazioni" rispetto al passato. Forse il clich&eacute; della frase a effetto, costruita per il click ad ogni costo, ha generato una certa insofferenza.<br /><br />Il meccanismo &egrave; molto simile a quello di un viaggio in automobile. Probabilmente nessuno dei cartelli pubblicitari che ci scorrono accanto ci far&agrave; fermare n&eacute; tantomeno precipitare ad acquistare il prodotto: questo non significa che la nostra mente non li abbia assimilati e catalogati, e non sia pronta a ricordarli al momento giusto.<br /><br />I pi&ugrave; recenti studi di ComScore evidenziano infatti che, nonostante il declino dei click sia evidente, gli ads online continuano a generare un ritorno significativo in termini di popolarit&agrave; del brand, con incrementi sensibili di vendite online/offline e di visite al sito ufficiale. Questo perch&eacute; un'efficace esposizione del marchio all'interno di una campagna continua ad avere una grossa influenza su tutti gli utenti di internet - indipendentemente dal fatto che questi, alla fine, facciano click o meno.<br /><br />John Lowell, Direttore ricerche di Starcom USA, &egrave; d'accordo: <em>"Un click, di per s&eacute;, non porta alcun guadagno. Il fine ultimo dell'advertising online non &egrave; quello di generare click, ma di portare visite consapevoli, ricerca di informazioni, trasmettere fiducia nel marchio"</em>.<br /><br />E le aziende sembrano crederci: l'ultimo rapporto <a href="http://www.iab.it/" target="_blank">IAB</a> sugli investimenti online stima la raccolta pubblicitaria totale 2009 a 905 milioni di euro, con un incremento di oltre il 10% rispetto all'anno precedente, mentre su tutti i fronti principali (stampa, tv) il trend &egrave; decisamente negativo. Basti pensare che in Gran Bretagna il 2009 ha segnato il sorpasso della pubblicit&agrave; online rispetto alla carta stampata, traguardo che non si prospetta lontanissimo nemmeno in Italia. Segno che la pubblicit&agrave; su internet &egrave; una realt&agrave; ormani consolidata, in grado di garantire ritorni importanti. <br /><br />A patto, ovviamente, di saperla fare, adattando il proprio linguaggio al contesto della Rete. Altrimenti si rischia di ottenere in cambio solo indifferenza o, ancor peggio, frustrazione. Quel che &egrave; certo &egrave; che una delle estensioni per Firefox pi&ugrave; note &egrave; <a href="https://addons.mozilla.org/it/firefox/addon/1865" target="_blank">AdBlock Plus</a>: serve a disattivare gli annunci pubblicitari, ed &egrave; stata scaricata dai navigatori di tutto il mondo pi&ugrave; di sessanta milioni di volte. Qualcosa vorr&agrave; pur dire. Benvenuti su Studiopleiadi.it http://www.studiopleiadi.it/welcome2 http://www.studiopleiadi.it/welcome2 Tue, 22 Dec 2009 12:00:00 GMT Benvenuti sul nuovo sito <a href="http://www.studiopleiadi.it" title="Studio Pleiadi - home" target="_self">Studio Pleiadi</a>!<br /><br />Questa &egrave; la nostra nuova casa sul web, progettata in maniera da rispecchiare maggiormente la nostra realt&agrave; e raccontare meglio quel che facciamo: nuova veste grafica, nuovo linguaggio, nuovi argomenti. Qui metteremo in evidenza progetti e contenuti interessanti, segnalando eventi e lanciando spunti di riflessione su tutto ci&ograve; che &egrave; web e comunicazione. <br /><br />Restate sintonizzati! Gli italiani e le nuove tecnologie: Internet piace davvero? http://www.studiopleiadi.it/it/contents/thread10 http://www.studiopleiadi.it/it/contents/thread10 Tue, 29 Sep 2009 12:00:00 GMT Dal forum PA del 12 maggio 2009, dedicato a "Il Futuro della Rete", si evince la necessit&agrave; di un importante sforzo del sistema Paese per un deciso sviluppo delle comunicazioni elettroniche. L'obiettivo generale che risulta &egrave; fornire al mercato e alle istituzioni le basi conoscitive per predisporre politiche di sviluppo della rete infrastrutturale e dell'offerta di servizi adeguate agli obiettivi di sviluppo del sistema Paese.<br /><br />Nello specifico, l'obiettivo &egrave; continuare nell&rsquo;azione di confronto istituzionale per monitorare e approfondire l&rsquo;evoluzione dell&rsquo;offerta di infrastrutture e soluzioni, la crescita della domanda delle famiglie e delle imprese, la diffusione di contenuti e servizi digitali.<br /><br />Al giorno d'oggi il quadro generale degli utenti della Rete &egrave; molto variegato, si passa dai blogger incalliti a coloro che la utilizzano solo per mantenere contatti via e-mail, che cercano informazioni sui siti di aziende o che leggono giornali online. Ne sono esclusi, ma forse recuperabili, coloro che ancora si avvalgono dei canali cartacei tradizionali per ricercare notizie o che ancora non hanno un account di posta elettronica.<br /><br />Da una recente ricerca condotta dal Forum stesso, su base dati Istat, nell'aprile 2009, emerge che negli ultimi anni si &egrave; verificato un vero e proprio cambiamento nell'utilizzo di internet e delle sue risorse.<br /><br />La Rete si rivolge a chiunque abbia interesse ad usarla, stimando una fascia di et&agrave; approssimativa dai 15 ai 75 anni: i giovanissimi non sempre vi hanno accesso, nonostante potrebbe essere un ottimo strumento di studio o svago, mentre i pi&ugrave; anziani potrebbero non avere "l'elasticit&agrave; mentale necessaria" ad apprenderne l&rsquo;utilizzo.<br /><br />A proposito dell'Alfabetizzazione Digitale, &egrave; utile notare che alla domanda "Ha mai frequentato corsi pubblici (ad esempio regionali o per la patente europea) sull'uso del personal computer o si internet?" ben il 94.8% degli intervistati ha risposto in modo negativo.<br /><br />Questo dato si unisce a una precedente domanda del sondaggio condotto, che chiedeva a coloro che non utilizzano internet come mai non lo facciano e denota che, se da un lato la Rete ormai &egrave; uno strumento inscindibile dalla maggior parte dei lavori, esiste ancora una fetta sensibile di popolazione che non possiede le competenze per utilizzarla e, in casi estremi, la teme.<br /><br />Allo stesso tempo, per&ograve;, se si chiede loro se vorrebbero frequentare corsi per migliorare il proprio livello di conoscenza della Rete, solo una parte risponde positivamente (18% circa), evidenziando la presenza di uno zoccolo duro (60.9%) che non crede nelle potenzialit&agrave; del servizio internet.<br /><br />L'utilizzatore tipo, definito come "Uomo - sotto i 50 anni - diplomato o laureato &ndash; impiegato o studente &ndash; con un nucleo familiare con figli", frequenta internet ogni giorno o quasi per lo pi&ugrave; da casa (88.9%) o dal lavoro (28.5%).<br /><br />Compaiono poi nuove variabili, luoghi recentemente connessi al World Wide Web: oltre alla scuola e l'universit&agrave;, prendono piede gli Internet Point/Caf&egrave; e i luoghi pubblici, quali biblioteche, stazioni, connessioni wi-fi, etc...<br /><br />&Egrave; importante sottolineare che spesso gli utenti sono autonomi ed autodidatti (53.0%). Capita di frequente, per&ograve;, che essi siano aiutati nella navigazione, guidati alla fruizione dei servizi: nella maggior parte dei casi, gli aiuti vengono da parenti, amici o vicini di casa.<br /><br />La Rete offre opportunit&agrave; pressoch&eacute; illimitate, dall'indagine effettuata, emerge soprattutto la funzione informativa, ossia la ricerca di informazioni, seguita a ruota da quella comunicativa, che comprende l&rsquo;utilizzo di posta elettronica, blog, chat, forum, mailing list. Seguono poi una serie di accessi a servizi che, fino a qualche tempo fa, restavano un'esclusiva di professionisti.<br /><br />&Egrave; un'opportunit&agrave; recentissima, ad esempio, quella di prenotare ed acquistare in sicurezza biglietti per viaggi o trasporti, o, ancora, quella di leggere e scaricare giornali e news. Che dire poi della possibilit&agrave; di gestire online i propri risparmi e i propri conti corrente? Internet offre vantaggi ineguagliabili sia dal punto di vista dello svago sia da quello professionale: scaricare e scambiare musica e giochi, ascoltare la radio, scaricare software, accedere a servizi pubblici o privati, usufruire di servizi, comprare merce, perfino telefonare e guardare programmi televisivi.<br /><br />(<a href="http://gdominici.wordpress.com/2009/09/03/il-futuro-della-rete/" title="Gianni Dominici blog" target="_blank">Gianni Dominici</a>)<br /> Il commercio online in Italia: trend e numeri http://www.studiopleiadi.it/it/contents/thread13 http://www.studiopleiadi.it/it/contents/thread13 Mon, 11 May 2009 12:00:00 GMT Un recente articolo pubblicato su <a href="http://www.i-dome.com/" target="_blank">www.i-dome.com</a> illustra quali sono le tendenze di acquisto online degli italiani: le regioni che maggiormente si dedicano a questa attivit&agrave;, la profilazione della tipologia di utente e gli oggetti pi&ugrave; acquistati. Emergono dati interessanti: Lombardia e Lazio conquistano la top-ten delle vendite online; libri, abiti e film i beni pi&ugrave; venduti ma anche tanti oggetti curiosi e introvabili come stampe giapponesi e abiti da cerimonia per cani&hellip; Un&rsquo;Italia che da Nord a Sud tutta si collega e acquista, con uno spazio crescente per i prodotti di un artigianato oramai raro.<br /><br /><strong>Negozio online in Italia: +34% nel 2008</strong><br />Si vendono prodotti per zoccoli dei pony, articoli medievali, abiti da cerimonia per cani. La Lombardia prima per imprese e acquisti su internet. Tra le province bene Roma e Milano, Lecco e Siracusa. Viaggi, libri, CD, biglietti per concerti, ma anche prodotti tipici, animali, giocattoli e accessori personali. Sono sempre pi&ugrave; numerosi gli oggetti in vendita su internet e sempre pi&ugrave; italiani comprano ormai online. Sono 4.586 le imprese del commercio elettronico attive in Italia nel 2008, in crescita del 34% dal 2007 e del 610% dal 2004. <br /><br />Lombardia e Lazio sono le regine delle vendite online con rispettivamente il 17,9% (+662% in quattro anni, +40% dal 2007) e il 14,1% (+835% in quattro anni, +39% dallo scorso anno) del totale italiano di settore, seguite dalla Campania (8,5% nazionale) e dal Piemonte (8,2%).<br />&nbsp;<br />Tra le province, prime Roma con 515 imprese, Milano con 437 e Torino con 219 mentre tra le crescite pi&ugrave; rilevanti in un anno si registrano Lecco (+93%) e Siracusa (+87% ). <br />Emerge da un&rsquo;elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati registro imprese al quarto trimestre 2008, 2007 e 2004 e marzo 2009 e da un&rsquo;elaborazione su dati Istat 2008.<br /><br />In particolare, guardando alla Lombardia, sono 823 le imprese del commercio elettronico attive nel 2008, in crescita del 40% dal 2007 e del 662% dal 2004. Milano la regina della vendita online con 437 imprese attive, il 53,1% del totale regionale, in crescita del 39% dallo scorso anno. Seguono Varese (79 imprese, +17,9 dal 2007, 9,6% del totale lombardo) e Brescia (75 imprese, 9,1% del totale lombardo). Dal 2007 le crescite percentuali pi&ugrave; rilevanti si registrano a Lecco (+93,3%), Brescia (+70,5%) e Como (+54,2%).<br /><br /><strong>Chi compra online...</strong><br />Sono soprattutto gli uomini (35% contro il 22% delle donne) e i giovani tra i 25 e i 34 anni (36,5%) ma anche quasi un over 65 su cinque (18,1%). I beni e i servizi pi&ugrave; acquistati sono in primo luogo libri e riviste (27,9%), poi abiti e articoli sportivi (25,8%) e film e musica (20,4%). Film e musica sono gli articoli pi&ugrave; acquistati dai diciottenni, abiti ed articoli sportivi dai giovanissimi, libri e riviste gli acquisti online dagli over 65. E se il 55% di chi compra film e musica online si fa spedire per posta o corriere il proprio acquisto, il 49% di chi acquista software per computer li scarica dalla rete. <br /><br />I pi&ugrave; navigati dello shopping online? Di gran lunga i lombardi (22% di tutti gli italiani che comprano su internet), seguiti da laziali (10,4%) e veneti (9,5%). Sono infatti oltre un milione e trecentomila i lombardi che comprano merci e servizi online. Riguardo ai beni acquistati, i lombardi si dividono in ugual modo tra abiti e articoli sportivi (dal 24,4% di chi compra online) e libri e riviste (24,2%), poi film e musica e software vari (18% ciascuno). Se un lombardo su due (52,9%) scarica da internet i film e la musica acquistati, l&rsquo;83,6% non rinuncia al piacere di sfogliare le pagine per i libri e giornali comprati online scegliendo la consegna postale.<br /><br /><strong>...E chi vende</strong><br />Le imprese del commercio online sono per il 71% ditte individuali. In circa due casi su tre (68,9%) il titolare ha meno di 40 anni, &egrave; quasi sempre italiano (91,4%) e nel 26,9% dei casi donna. <br /><br />Tra i prodotti pi&ugrave; curiosi in vendita: prodotti di bellezza per animali domestici come il grasso igienizzante per zoccoli di pony, parrucche ed extension per capelli, articoli medievali, arredi e accessori in miniatura per dolls house, pesci ornamentali, abiti da cerimonia per cani, addobbi floreali per chiese, orologi a pendolo e soldatini di metallo da collezione o wargame. <br /><br />Le imprese lombarde del commercio online sono per il 63% ditte individuali. In quasi tre casi su quattro il titolare &egrave; uomo (71,9%), quasi sempre italiano (91,3%) e nel 67% dei casi ha meno di 40 anni. E tra i prodotti pi&ugrave; curiosi in vendita: arredi e accessori in miniatura per dolls house, pavimenti in ceramica, fontane con giochi d&rsquo;acqua e piscine, diamanti, perle e gemme preziose, incisioni e stampe giapponesi, abiti da cerimonia per cani.<br /><br />E se si litiga online per un acquisto non andato a buon fine si pu&ograve; conciliare gratis fino al 30 settembre alla Camera di commercio di Milano (Camera Arbitrale): <a href="http://www.risolvionline.com/">www.risolvionline.com</a>.<br /><br />(<a href="http://www.i-dome.com/statistiche-in-pillole/pagina.phtml?_id_articolo=13528.html" target="_blank">i-dome</a>)<br /><br /><em><span>Dati: Camera di commercio di Milano&nbsp;2009-2008-2007-2004 e dati Istat 2008</span></em><br /> Le opinioni online influenzano gli acquisti degli utenti? http://www.studiopleiadi.it/it/contents/thread11 http://www.studiopleiadi.it/it/contents/thread11 Tue, 21 Oct 2008 12:00:00 GMT Un recente articolo di <a href="http://www.emarketer.com" title="eMarketer" target="_blank">eMarketer</a> conferma che le recensioni dei clienti e le opinioni on line influenzano gli utenti nelle loro decisioni d&rsquo;acquisto. Infatti tutte le applicazioni web che permettono all'utente di interagire esprimendo la proprio opinione (come blog, forum, chat, Youtube, Facebook, Myspace...) sostituiscono il meccanismo del passaparola, sempre pi&ugrave; difficile visti i tempi frenetici in cui viviamo.<br /><br /> <div class="itemBodyStyle"> Un risultato molto significativo, che conferma il grande potere di influenzare il mercato degli utenti on line, &egrave; dato dalla ricerca svolta della Opinion Research Corporation effettuata nel Giugno 2008 su un campione di consumatori negli Stati Uniti. &Egrave; emerso che il 61% degli intervistati ha consultato recensioni online, blog e altri giudizi dei clienti su web prima di acquistare un nuovo prodotto. <br /><br />Altro dato interessante derivante dal sondaggio &egrave; che gli utenti ricercano maggiormente le comparazioni di prezzi, in secondo luogo le descrizioni dei prodotti e in ultima battuta le opinioni personali degli utenti gi&agrave; in possesso del prodotto che si desidera acquistare.<br /><br /></div> (<a href="http://www.emarketer.com/Article.aspx?id=1006404" title="eMarketer" target="_blank">eMarketer</a>)<br /><br /> I servizi di promozione turistica italiani: un'odissea http://www.studiopleiadi.it/it/contents/thread7 http://www.studiopleiadi.it/it/contents/thread7 Thu, 13 Mar 2008 12:00:00 GMT <div class="postClose">Perch&egrave; un turista dovrebbe decidere di venire (o rimanere) in Italia piuttosto che andare in Spagna, in Francia,&nbsp;in Inghilterra,&nbsp;eccetera? Voi direte subito: per l'arte, la storia, il mare, il sole e... la facilit&agrave; di organizzare il viaggio? No, l'ultima cosa &egrave; meglio non considerarla.<br /><br /></div> <div class="itemBodyStyle"> In media sono circa 9 milioni gli utenti italiani che ogni mese visitano siti sul turismo. Nel 2007 hanno effettuato oltre 7 milioni di ordini on line, con uno scontrino medio di 320 euro, facendo registrare al settore del turismo online un fatturato totale di circa 2,4 miliardi di euro. Proviamo per un attimo a metterci nei panni di uno di questi nove milioni di utenti. <br /><br />Sono italiano e voglio andare a Roma: digito "Roma" su google.it. Il primo sito che mi compare &egrave; quello ufficiale del Comune; in home page ci sono circa 70 link, impegnativo trovarne uno sul turismo... Al secondo posto, un sito sul calcio, segue Wikipedia. Finalmente, il sito ufficiale di Roma Turismo. Clicco su <em>Grandi mostre</em>, poi tento di cliccare qualcosa ma non succede nulla, per cui vado sul link <em>Auditorium</em> e mi si apre un'altra pagina, con musiche dissonanti e nessuna informazione utile... provo con la mappa di Roma: errore! Scelgo <em>Tour Virtuale</em> e compare un omino fumettoso su una strada: cos&rsquo;&egrave;? Sono io? Cerco su <em>Eventi</em>, trovo qualcosa, si aprono pop-up a raffica, la pagina si legge male, tento di stamparla e si apre una finestra bianca. Vado su <em>Alberghi</em> e trovo un elenco telefonico, la mappa non mi aiuta perch&eacute; non ha punti di riferimento, nemmeno dei luoghi pi&ugrave; conosciuti. E questo &egrave; uno dei migliori tra i ben 12 siti "ufficiali" di Roma.<br /><br />Cambio meta: Rimini. Su google.it al primo posto sempre il sito del Comune, ma non mi d&agrave; indicazioni utili per il mio weekend. Provo con riminiturismo.it e rimini.com, ma pi&ugrave; che altro assomigliano ai foglietti commerciali che vengono distribuiti porta a porta con le offerte dei supermercati.Vorrei consigli su cosa vedere, dove mangiare, vorrei essere affascinato, trovare commenti di turisti che sono gi&agrave; stati e mi rassicurano su qualit&agrave;/prezzo dei posti consigliati, vorrei suggerimenti su attivit&agrave; da fare con i miei bimbi. Ma non trovo nulla di tutto ci&ograve;. <br /><br />Decido di andare all'estero: proviamo con la Spagna. Vado su <a href="http://www.spain.info/" target="_blank">www.spain.info</a> e scelgo la lingua italiana. Ecco un sito semplice, chiaro, che &ndash; finalmente! &ndash; mi chiede cosa voglio fare e mi aiuta a organizzare il mio viaggio. Non &egrave; un super portale pieno di informazioni, ma piuttosto un contenitore ordinato che rimanda ad altri siti &ndash; pochi, uno per citt&agrave; o per regione &ndash; per approfondire. Se per esempio cerco Madrid c&rsquo;&egrave; una breve presentazione e poi rimanda all&rsquo;unico &ndash; unico! &ndash; sito ufficiale di Madrid. La stessa cosa succede per molte altre capitali europee, per le quali esiste un unico portale dedicato: London (<a href="http://www.visitlondon.co.uk/" target="_blank">www.visitlondon.co.uk</a>), Paris (<a href="http://it.parisinfo.com/" target="_blank">http://it.parisinfo.com/</a>).<br /><br />Ora invece mi metto nei panni di un turista tedesco che vuole venire in vacanza in Italia. Vado su google.de. Se cerco "London" o "Paris" i primi risultati sono gli stessi che comparivano al turista italiano. Se invece inserisco "Roma" non compare alcun sito "ufficiale" italiano: il primo risultato &egrave; un&rsquo;azienda che produce finestre, poi c&rsquo;&egrave; una giungla di siti, mediamente di pessima qualit&agrave;, che cercano di vendermi Roma. Cos&igrave; come se provo a cercare "Rimini", dei siti "ufficiali" visti prima non c&rsquo;&egrave; traccia. <br /><br />E questa esperienza di ricerca e navigazione &egrave; valida per la maggior parte delle nostre citt&agrave; italiane: noi all&rsquo;estero siamo presenti sul web a "macchie di leopardo", non controlliamo o non gestiamo le informazioni e quindi ci promuoviamo poco e male. Il tutto all&rsquo;interno di uno scenario che invece offre sempre maggiori opportunit&agrave; per le Pubbliche Amministrazioni e gli operatori privati che vogliano realmente&nbsp;intercettare gli utenti, affascinarli e attirarli. E nel quale gli strumenti web 2.0 stanno acquistando sempre maggiore importanza. Qualcuno&nbsp;sta finalmente muovendo i primi passi nella direzione giusta,&nbsp;ma abbiamo ancora un bel po' di cose da fare e da imparare.<br /><br /><em>Questo testo &egrave; stato estratto dalla relazione presentata per Studio Pleiadi da Enrico Franchini al convegno "Turismo e Comunicazione",&nbsp;svoltosi&nbsp;il 12 marzo 2008 a Cesenatico.</em> </div>