Il bio si mangia il web?
Ultimamente ci siamo rapportati spesso con Aziende attive nel settore biologico,
universo sempre più affermato e consolidato. E inseguendo quel filo invisibile che
corre tra la vita online e quella offline dell'utente/individuo, abbiamo spesso
ritrovato anticipazioni e proiezioni preziose per comprendere e cavalcare al meglio
gli sviluppi reali sul mercato. Le ricerche mensili in google - di seguito riportiamo
alcune voci - sono il primo forte segnale di vivacità e interesse per il settore:
bio 1.220.000
biologico 368.000
prodotti biologici 22.200
alimenti biologici 18.100
agricoltura biologica 14.800
Non possiamo dunque che aspettarci un impegno online considerevole in termini di
risposta alle domande.
Così, digitando una chiave come “biologico online” troviamo numerosi alimentari
digitali in cui è possibile acquistare “organic food” e ritrovarselo comodamente
nella cucina di casa propria. Per conoscere i principali siti bio internazionali, vi
rimandiamo a un articolo di Wired di qualche mese fa incentrato proprio
sulle modalità green di una vendita bio conveniente.
Ma in Italia?
Purtroppo non siamo sempre al passo, c’è ancora tanto lavoro da fare e per questo
invitiamo amanti e addetti del settore a riflettere con noi su alcuni spunti.
Bio online = share
Un consumo che è condivisione di un sistema valoriale che pone al centro la
genuinità, la qualità, la tradizione non può che cercare sul web il canale
privilegiato di un dialogo che interessa e coinvolge allo stesso tempo fruitori,
produttori e aziende. Laddove il verbo share diviene linguaggio comunicativo,
ecco che le discussioni intorno al biologico hanno peso e significato per la scelta
finale del consumatore. I social network, patria della partecipazione, lo
testimoniano.
Se in Italia molte aziende sonnecchiano ancora, altrove il fronte
social viene presidiato come terreno fertile per fornire risposte in tempo reale.
L’utilizzo dei social network come ideale tavola rotonda in cui poter ribattere a
dubbi, quesiti e, perché no, rimostranze, è cosa piuttosto usuale negli Stati Uniti,
anche da parte di grosse aziende bio, e certamente ottime potenzialità ha in
Italia. Prendiamo ad esempio Whole Foods Market, distributore su scala mondiale
di cibo biologico, nonché propagatore di “fresh organic tweets”.
Sul profilo
Twitter di questa big company non solo si può vedere un’attività davvero frenetica
di interazione (con più di un tweet all’ora anche nei giorni festivi), ma un forte
coinvolgimento anche attraverso scatti green creativi, connessioni e suggestioni
con i produttori.
Fare un tweet sul nostro prodotto organico non è un grande investimento, ma ha
un altissimo potenziale: è il primo passo per creare una visibile presenza social
del nostro marchio on-line e dimostrare la nostra voglia di ascolto. Quanto si
cinguetta sul bio? Provate ad effettuare una ricerca per tendenza utilizzando
l'hashtag #bio lang:it... Però attenzione: sintesi è chiarezza, ma potrebbe essere
anche banalità. Per questo, il consiglio è di non affrontare da soli un universo
sconosciuto ma farvi affiancare da professionisti del web.
Certo, è bene procedere per fasi, e il primo passo verso la condivisione e lo sbarco
social dovrebbe essere un sito online che faccia dei contenuti il proprio caposaldo.
Come abbiamo potuto realizzare con Almaverde bio, società consortile con
comprovata esperienza nel settore biologico, la cui grande sensibilità al tema e
massima collaborazione ha prodotto una strutturale revisione del sito istituzionale,
sviluppando una navigazione capace di porre in primo piano, e far parlare,
i prodotti del marchio bio. Per proseguire, attualmente, in una dinamica di sviluppo
social sempre più estesa e sempre più coinvolgente verso questo mercato che,
stando a quanto riferito anche da il Sole&24ORE, riflette una crescita consolidata,
superando gli alimenti tradizionali, apparentemente destinati a una desolante
stabilità.


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