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Too much information - Non fateli scappare prima di presentarvi!

26 gennaio 2010
C'è un momento chiave, in tutti i servizi web, che è quello dell'iscrizione. L'utente clicca "Sign up" ed è parte di un servizio, di una community, di qualcosa che in qualche modo è fatto di comunicazione. E noi, che di questa comunicazione ci occupiamo, ne siamo contenti. Ma c'è qualcosa che viene ancora prima dell'iscrizione: la raccolta dei dati. E il consiglio possibile è solo uno: non siate invadenti. Limitatevi a chiedere l'essenziale. A volte anche meno.
 
Certo, può farci piacere sapere quanto guadagnano gli iscritti alla nostra newsletter, qual è il numero di telefono dei nostri utenti, quanti dipendenti ha la ditta dove lavora il nostro ultimo contatto; e noi, ci mancherebbe, siamo liberi di chiederglielo. Però non lamentiamoci se poi questi scappano. Perché scappano. E scappano anche se siamo convinti di essere così interessanti da pensare che sia colpa loro, oppure ci mettiamo a gridargli dietro "Ehi, siamo i migliori! Dove andate?".
 
Pensate di fornire informazioni talmente preziose che la gente dovrebbe essere felice di dirvi tutto pur di potervi accedere? Sbagliato. Sono gli utenti che fanno un favore a voi. Vi danno attenzione e curiosità, memorizzano il vostro marchio e il vostro servizio; e se ne sono soddisfatti faranno passaparola. Ma da principio, quando hanno intenzione di provare un servizio, qualsiasi cosa non necessaria sul cammino della loro iscrizione è superflua. Lo stesso principio, e a maggior ragione, vale per la richiesta di informazioni: se ho semplicemente intenzione di chiedervi qualcosa, trovarmi davanti un form chilometrico da compilare mi invoglierà a rivolgermi altrove alla velocità della luce. Siate onesti: la data di nascita di chi vuol chiedervi un preventivo, in fondo, non vi interessa.
 
La chiave del successo di un servizio sta anche nella semplicità del primo accesso. Occorre renderlo veloce e intuitivo, ben visibile, e ripulirlo da tutte le richieste di informazioni superflue. Decidere quale servizio ha bisogno di un login con username e password e quale invece può farne a meno. E se vogliamo mettere un captcha (i piccoli test visuali da "decifrare" per dare al computer la certezza che di fronte a lui ci sia un essere umano) d'accordo, ma accertiamoci che si tratti di immagini comprensibili. Se occorre avvicinarsi a due centimetri dallo schermo per cercare di capire cosa c'è scritto, non siamo partiti col piede giusto.
 
Qualche anno fa, Imageshack ha rivoluzionato in un istante l'hosting di immagini in rete: nessuno username, nessuna password, upload istantaneo. E funziona perfettamente. Poi volendo ci si può iscrivere con un proprio account, avere funzionalità aggiuntive e tutto quanto, ma il servizio di base non lo richiede. Altri esempi virtuosi: Tumblr è una piattaforma di blog ridotta all'essenziale, ideale per inserire online con pochissima fatica testi, elementi multimediali e citazioni. Il form per iscriversi al centro della pagina iniziale e ha la massima evidenza, per invogliare gli utenti a provare il servizio. Posterous ha scelto una via ancora più estrema, consentendo di inserire qualsiasi contenuto inviandolo semplicemente via email, senza la necessità di alcuna iscrizione.
 
Ovviamente non mancano i controesempi. I form di iscrizione alle newsletter, ad esempio, sembrano terreno privilegiato per andare a caccia di dati: reddito, titolo di studio, ambito di lavoro. Certo, inserire questi dati non è obbligatorio, ma il primo colpo d'occhio ci mostra una paginata fittissima di campi da compilare. E questo genera frustrazione e diffidenza nella maggior parte dei navigatori. Se per inserire un nuovo utente sono necessari uno o due dati, che bisogno c'è di chiedergliene quindici? Non è raro (anzi, capita nella maggior parte dei casi) che qualcuno, a questo punto, decida di chiudere la pagina. E noi avremo già perso.
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