Naming

Perché è importante.

Lo studio di un nome, attività spesso sottovalutata, è la prima fondamentale fase nella definizione di una identità di brand.

Chiamarsi ‘Vera il succo di pera’ o ‘Pago succo di pera’ cambia, perché trasmetto immediatamente il mood (mix fra carattere e doti) del mio prodotto: simpatico il primo (punto sull’originalità: anche se non lo conosco, lo provo); istituzionale il secondo (conosco il brand, scelgo un prodotto nella gamma). Il nome di un prodotto o di un servizio, di una branch, di un evento o altro, quindi, ci trasmette sensazioni, empatia e carattere prima ancora del contenuto rappresentato. Che comunque, rimane altrettanto importante.

Se infatti dico Visualitica, limito subito il territorio di competenza in ambito dati, analisi e visualizzazione, non parlo evidentemente più di pere.
Bene, abbiamo definito come fattori principali per la ricerca di un naming il mood e il contenuto. Poiché prodotto o brand da ‘nominare’ dovrà vivere, e avere successo, in un settore di riferimento, altro fattore fondamentale nell’analisi saranno il mercato e il relativo posizionamento ricercato.

Se dico Estrà, immediatamente è chiaro che parlo di estratti: naming semplice e autoesplicativo, colloca il prodotto nel mercato HoreCa, settore drink. Se poi il naming è accompagnato da un visual istituzionale coerente (colori puri perché partiamo dalle materie prime, fondi chiari perché siamo in un mondo ‘sano’, logotipo morbido e trendy), il prodotto avrà più possibilità.

Se dico ArtEconomy, grazie alla fusione di due contenuti immediatamente qualifico il progetto, semplificandone la comunicazione e rafforzandone notorietà e veicolazione.

Last but not least, è importante procedere anche con le verifiche legali per la registrazione. È infatti inutile cercare di affermarsi in un settore con un naming, se competitor si sono già affermati un naming simile.

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